Il bovaro delle Fiandre non è più quello di una volta. Ebbene bisogna rimpiangerlo o felicitarsene? Come tutte le razze il Bovaro delle Fiandre si è evoluto. Bisogna ora capire perchè è così cambiato. Così potremo in modo prospettico e obbiettivo prevedere il suo futuro, che non si presenta sotto i migliori auspici per delle ragioni che nulla hanno a che vedere con la razza.
Dalla storia alla leggenda
Il Bovaro delle Fiandre origina da cani da guardia e da conduzione delle mandrie, cani utilizzati dai contrabbandieri per far passare del tabacco dal Belgio alla Francia, e che erano anche i preferiti dai doganieri per inseguire i trafficanti. Era senza dubbio un cane “tuttofare”. Un cane da guardia, da tiro, e anche da guerra come testimonia il Colonnello Tollet che l’ha utilizzato per la ricerca dei feriti e per i collegamenti fra il fronte e le retrovie nella guerra del 14- 18. Ma durante questa guerra voi sapete che i cani sono stati molto più dei commilitoni che dei soldati…Tutto ciò, sia come sia, appartiene alla Storia e quindi anche senza dubbio alla Leggenda.. In un’epoca in cui la selezione era empirica il Bovaro delle Fiandre doveva essere soprattutto un cane da lavoro. Uso il condizionale non perché dubiti delle qualità che questo cane aveva, ma perché di questo periodo che va dalla nascita della cinofilia moderna- con esposizioni e gare di lavoro- alla prima guerra Mondiale, si sa in realtà ben poco.
Nel suo libro “le Bouvier des Flandres hier et aujord’hui” Justin Chastel ha riunito quasi tutti i testi e le immagini disponibili a riguardo.
I libri dell’olandese Van-Ink Van-Es, dell’italiana Paola Magnetti e dell’americano Jim Engels sono anch’essi delle opere di riferimento, ma che non riportano nulla di più sull’utilizzo del Bovaro. Il poeta Emile Verhaeren parla dei cani in generale e del Bovaro delle Fiandre in particolare in “Les Flandres” senza tuttavia descriverne né la morfologia né l’utilizzo. Il truculento Colonnello Dommanget, autore del “Dressage de Fram, chien d’arret et de Turc, chien de defense” scrive, in un’edizione anteriore alla prima Guerra Mondiale: “ non parlerò della razza, perché quella che mi piace di più è un po’ bastarda, avendo preso dal cane di Brie e del pastore tedesco. Se ne vedono dei begli esemplari nelle esposizioni speciali organizzate dal Club Saint- Hubert del Nord”. Nel suo libro “Les animaux-soldats” Martin Monestier non cita il Bovaro delle Fiandre, ma pubblica qualche foto di cani che gli assomigliano. Non resta poi che “Le dressage du chien de defense” di Robert Nilo che ci parla della sua esperienza di utilizzatore e racconta i risultati di qualche Bovaro delle Fiandre che considerava superiore a tutte le altre razze.
Questo è tutto ciò che abbiamo a disposizione ed è molto poco. Questa penuria di documentazione ci fa pensare, e forse ne è la prova, che il Bovaro delle Fiandre, così come lo conosciamo, anche se da sempre è stato utilizzato non è mai stato molto utilizzato. Anche perché oggi come un tempo, il numero di soggetti è sempre stato scarso. Non bisogna immaginare che dalla fine del 19° secolo e fino a quando non è stato decimato dalla Grande Guerra, i contadini fiamminghi utilizzassero solo il Bovaro: conoscevano anche i Pastori Belgi, senza dubbio il pastore Tedesco e soprattutto i bastardi.
A partire dal 1960, anno più anno meno, nascono nel mondo circa 6000 Bovari delle Fiandre. Prima erano molto meno. Ce ne sono stati molti di più all’inizio degli anni ’80, ma la moda che imperava in Olanda non è durata molto. Da sempre ci sono stati bovari utilizzati su mandrie, nella polizia, in Ring francese, ring Belga, IPO in Olanda e Schutzhund internazionale, ma sono e sono sempre stati una piccola minoranza. Niente a vedere col Border Collie in cui la maggior parte dei soggetti viene utilizzata su bestiame, o con il Malinois da lavoro per le gare di cani da difesa e che sono ancora i benvenuti negli eserciti e nella polizia quando sono considerati inadatti per gli utilizzatori come cani da gara.
Alla fine degli anni ’70 e inizio degli ’80, quando la mia femmina Xuranie de la Thudinie concorreva in ring 3 e vinceva ai migliori livelli espositivi, ho avuto la tentazione di creare una linea di lavoro. Altri allevatori molto competenti si sono lanciati su questa strada che incontra tre ostacoli: lo scarso numero di utilizzatori interessati al bovaro, il crescente successo dei Malinois e il perdurare del successo dei Pastori Tedeschi. Sulla scia di Justin Chastel, Andrè Le Lann, Jean Pierre Fortune, Jean Charles Masson, Yves Elliot, Gilles Dupuis, Pascal Hecquet, Karine Caporal, Corinne Jessin, Francis Lecae e qualcun altro hanno prodotto dei soggetti adatti al lavoro, alcuni hanno anche avuto la tentazione di produrre solo cani da ring… ma per chi?. Non si può creare una linea da lavoro per dieci, venti o anche cinquanta potenziali clienti. Ce ne vogliono molti di più. Oggi, che io sappia, Michel Koscielniak è l’unico allevatore che seleziona i suoi riproduttori solo per le loro qualità di cani da lavoro, evidentemente a discapito della loro morfologia.
Salvo eccezioni non si vince più in esposizione con un cane selezionato per il lavoro e questa osservazione è valida per tutte le razze. Oggi l’esposizione è divenuta fine a se stessa, una competizione che si vince con dei bei cani e soprattutto con dei cani ben toelettatti e ben presentati.Ai giorni nostri negli USA la preparazione di un Bovaro delle Fiandre prima dell’entrata in un ring di esposizione è meticolosa come quella del Bobtail, se non di un barbone. Così vanne le cose e la cinofilia:prima di essere presentato al giudice il Bovaro passa fra le mani dei toelettatori che lo pettinano, lo impolverano e lo laccano. Come i barboni, ma anche come i setter e la maggior parte dei terrier e anche l’epagnuel breton per non parlare che di quelle razze di cui tutti conosciamo la rusticità. La rusticità.. gli americani non ne ignorano il significato, ma si stupiscono che la si riferisca al Bovaro che dorme in casa, in camera e spesso sul letto.
Allora noi Francesi, Belgi e Olandesi siamo sconcertati. Si tratta dello stesso cane, di quel cane insensibile alle intemperie, infaticabile e coraggioso? Cosa abbiamo da dire?Quale lezione noi Francesi, noi Europei possiamo dare agli Americani, quando la nostra produzione è meno della metà della loro e le nostre associazioni deputate a migliorare e a promuovere la razza non smettono mai di scindersi? Noi non possiamo che inchinarci, tanto più che i cani americani hanno la stessa origine dei nostri. Come tutti i Bovari del mondo sono i discendenti di Hion de la Thudinie. Il Bovaro moderno è nato 50 anni fa, non più. E’ nato in Belgio, “inventato” da Justin Chastel, e si e diffuso dappertutto. E’ un cane senza frontiere, e questo non è il minore dei suoi atout. Il Bovaro del 21 secolo è il prodotto di allevatori che non si sono mai vergognati per nazionalismo….
Un cane d’esposizione e da compagnia
Negli ultimi 15 anni ho giudicato in Francia, in Belgio, in Germania, in Spagna, in Italia, in Canada, in Sud Africa, all’est, all’ovest e nel middleWes degli USA. Abbiamo a che fare, quale che sia il paese, con la stessa razza i cui identici ascendenti hanno naturalmente prodotto dei soggetti simili. Ed allora eccoci, come sono dunque questi Bovari odierni?. Gli occhi sono quasi sempre eccellenti. Se c’è qualcosa di ben fissato in tutte le linee di sangue è questo bello sguardo nero caratteristico del Bovaro. Non si vedono più né occhi chiari né entropion. Anche le dentature sono molto migliorate; si vedono sempre meno incisivi “mal allineati” sui quali i giudici Francesi e Americani sono stati per lungo tempo indulgenti, fino a che non si sono resi conto che gli incisivi mal allineati si rovinano rapidamente e che il difetto è ereditario. Le teste sono ben proporzionate, con linee cranio muso ben parallele; al contrario le labbra sono spesso quelle di un molossoide, cioè cadenti mentre dovrebbero essere ben tese.. I musi a punta sono scomparsi: sono larghi con tartufi ben pigmentati e narici aperte. Le linee dorsali stanno migliorando e le groppe scoscese sono quasi del tutto sparite. Le angolazioni e gli appiombi sono soddisfacenti. Le dita sono ben chiuse, il che è molto apprezzabile dato che i soggetti sono molto spesso in soprappeso. I toraci, per quel tanto che l’eccesso di grasso permette di giudicare, sono giustamente rotondi e ben discesi. I cani hanno buone ossature e masse muscolari; sono spesso troppo alti e quasi sempre troppo pesanti. Le andature sono ineccepibili; bisogna ricordare che è normale che i posteriori chiudano mano a mano che il cane prende velocità. E’ una semplice legge di fisica newtoniana.
Resta il pelo. Per essere franchi se i giudici applicassero lo standard e le direttive di giudizio la maggior parte dei soggetti dovrebbe uscire dal ring con la qualifica di “buono” o “molto buono” e non di “eccellente” perché il pelo è troppo soffice e troppo lungo, perché vela sempre gli occhi quando non dovrebbe mai farlo. Ciò detto è un pelo che possiamo qualificare “pratico” per un cane da casa, perché cade poco, si attacca meno ai tappeti e ai sedili delle auto di quello del pastore tedesco o del Malinois. Per un cane “da esterno” al contrario (ma abbiamo dimostrato che il Bovaro delle Fiandre non lo è più) è un pelo impossibile. Sotto la pioggia si inzuppa d’acqua, nella neve vi si agglutinano palle di ghiaccio.
Oggi dato che la vocazione di questa razza non è più quella di lavorare, ma di essere un cane da compagnia, ci siamo accontentati di questi derivati.
Tutto considerato il Bovaro delle Fiandre, che non è alla moda da nessuna parte, ma che è presente un po dappertutto nel mondo avrebbe un avvenire meno preoccupante se la proibizione del taglio delle orecchie non avesse compromesso la sua prosperità in Europa. Questa legge, che non abbiamo ben combattuto perché credevamo che non sarebbe mai stata applicata con sanzioni, sta portando un brutto colpo alla razza, in più in un brutto momento. Bisogna infatti che guardiamo all’avvenire in termini di mercato; il Bovaro delle Fiandre, come tutti i prodotti, è in concorrenza. Col Briard che è passato di moda, col Rottweiler che resta di moda, col Pastore Tedesco che è sempre di moda ….Come tanti altri il Bovaro delle Fiandre è diventato un cane da compagnia; peraltro senza dubbio lo è sempre stato, anche se non era solo quello. Bisogna amarlo com’è e rinunciare all’obiettivo irraggiungibile di ricostruirlo com’era. E’ un cane difficile da intrattenere, ma con cui è facile vivere, senza gravi problemi di salute, longevo, affettuoso e allo stesso tempo indipendente, buon guardiano e mai pericoloso.
I nostalgici potranno sempre dare la loro preferenza al Bovaro delle Ardenne, che Yves Dambrain ha tolto dall’oblio e che assomiglia ai primi Bovari delle Fiandre più che i Bovari delle Fiandre attuali.
Senza dubbio hanno gli stessi antenati ma non mi si faccia dire che si potrebbe di nuovo incrociarli…
Jean-Yves REGUER
Le Bouvier des Flandres d’hier et d’aujourd’hui – J. Chastel. –
Le dressage de Fram, chien d’arret et de Turc, chien de defense – R. Dommanget. Ed. C. Cuny. –
Les animaux- soldats- Histoire militaire des animaux des origines a non jours- M. Monestrier – Le Cherche- Midi Ed. – Le dressage du chien de defense- R. Nilo- Ed Rustica.